IL CINEMA ITALIANO TORNA A CANNES

Due film in competizione per la Palma d'oro: Gomorra di Matteo Garrone e Il Divo di Paolo Sorrentino. Un altro, Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana, scelto tra le proiezioni speciali. E poi, Francesco Munzi con Il resto della notte nella Quinzaine des réalisateurs.

L’edizione numero 61 del Festival di Cannes segna il ritorno del cinema italiano. Evidente la soddisfazione di Gaetano Blandini, direttore generale per il Cinema, che sottolinea: “Come i titoli vincitori dei David di Donatello, anche i film selezionati per Cannes sono stati tutti sostenuti da noi nel 2007 con il riconoscimento dell’interesse culturale”.

Italia rappresentata da Sergio Castellitto anche nella giuria del concorso ufficiale, presieduta da Sean Penn. Nell’edizione 2008 del Festival, in programma dal 14 al 25 maggio, sono presentati 58 lungometraggi da 31 paesi. Tra questi, 53 sono in anteprima mondiale e 9 le opere prime. 26, invece, i cortometraggi selezionati, 9 dei quali in concorso.

 

Tutti i film in concorso nella selezione principale.

- “Uc mamyun” di Nuri Bilge Ceylan (Turchia)

- “Le silence de Lorna” di Jean-Pierre e L. Dardenne (Belgio)

- “Un conte de Noel” di Arnaud Desplechin  (Francia)

- “Changeling” di Clint Eastwood (Usa)

- “Adoration” di Atom Egoyan (Canada)

- “Waltz With Bashir” di Ari Folman (Israele)

- “La frontière de l’aube” di Philippe Garrel (Francia)

- “Gomorra” di Matteo Garrone (Italia)

- “24 City” di Jia Zhangke (Cina)

- “Synecdoche, New York” di Charlie Kaufman

- “My Magic” di Eric Khoo (Singapore)

- “La mujer sin cabeza” di Lucrecia Martel (Argentina)

- “Serbis” di Brillante Mendoza (Filippine)

- “Delta” di Kornel Mundruczo (Ungheria)

- “Linha de passe" di W. Salles e D. Thomas (Brasile)

- “Che” di Steven Soderbergh (Usa)

- “Il divo” di Paolo Sorrentino (Italia)

- “Leonera” di Pablo Trapero (Argentina)

- “The Palermo Shooting” di Wim Wenders (Germania)

 

BIOGRAFIE:

Matteo Garrone, biografia       
Regista, nato a Roma il 15 ottobre 1968.

Matteo Garrone nasce da una benestante famiglia romana, all’interno della quale respira fin da subito l’ambiente dello spettacolo: Mirco Garrone, il padre, è un critico teatrale, la madre una fotografa. Negli anni della scuola si afferma come giovane brillante promessa del tennis agonistico, nel quale riscuote ottimi successi. La carriera professionista è tuttavia bruscamente interrotta da un grave infortunio. Diplomatosi al liceo artistico nel 1986 comincia a lavorare come aiuto operatore, prima di dedicarsi a tempo pieno a una delle sue più ferventi passioni, la pittura.
Il mondo delle immagini comincia a muoversi nel 1996, quando Matteo gira il suo primo cortometraggio, “Silhouette”, un semplice ritratto a metà tra l’amatoriale e il neo-neorealismo che a sorpresa vince il Sacher d’Oro al Festival Sacher organizzato da Nanni Moretti .

È proprio questo successo a lanciarlo sulla strada del cinema d’autore. Il primo lungometraggio, “Terra di mezzo” (1997) è un film in tre episodi di cui il primo è proprio “Silhouette”, tutto ambientato nella Roma degli immigrati che cercano di sopravvivere, tra miseria e sfruttamento, lavoro nero e nostalgia per i propri luoghi d’origine. Premio speciale della giuria al festival Cinemagiovani di Torino. Ancora nel 1997 Garrone gira, a New York, il documentario “Bienvenido Espirito Santo”, mentre l’anno successivo, dopo l'incontro con gli sceneggiatori Massimo Gaudioso e Fabio Nunziata firma in co-regia il cortometraggio “Un caso di forza maggiore”. Come autore singolo, invece, subito dopo il documentario “Oreste Pipolo, fotografo di matrimoni”, Garrone esce con il secondo lungometraggio, “Ospiti”, che parla ancora d’emarginazione, proponendo il ritratto di due giovani albanesi che lavorano come lavapiatti nella Capitale.
Bastano questi due lungometraggi a definire uno stile originale ed estremamente rigoroso, che mescola al carattere estemporaneo della presa diretta e dell’improvvisazione un grande studio sui dialoghi e sulla drammaturgia.

“Estate romana” (2000), è il suo terzo lungometraggio, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione "Cinema del presente". Anche qui la poetica del documentario s’intreccia con la fiction e l’ibrido è vincente, nel raccontare, sullo sfondo della Roma pre-Giubileo, “i superstiti reali di una stagione teatrale, quella dell'avanguardia romana degli anni Settanta, indipendente e poi dispersa”.
“L’imbalsamatore” (2002), presentato a Cannes con discreto successo, è finora l’opera più matura, nella quale, complici le risorse della Fandango di Domenico Procacci, che produce il film, Garrone può infondere una grande chiarezza visiva (che ancora deriva dal lavoro come pittore) e sperimentare soluzioni di sceneggiatura e regia negli stilemi del noir cupo ambientato nella provincia italiana. Se qui l’attenzione documentaristica è forte, lo è ancor di più nel lavoro successivo, “Primo amore” (2003), in cui viene narrata con occhio impietoso la cruda relazione tra un uomo e la ragazza indecisa a tutto che egli è intenzionato a far dimagrire a morte. Un ulteriore passo nella realtà ad ogni costo.

Il progetto più recente di Garrone, “Gomorra”, in sala dal 16 maggio 2008, è la trasposizione cinematografica dell’omonimo, discusso bestseller di Roberto Saviano, che racconta le strategie di potere della Camorra. Con protagonista Toni Servillo, è nella rosa dei film in concorso al Festival di Cannes 2008.

 

Paolo Sorrentino, biografia       
Regista, nato a Napoli il 31 maggio 1970.

L’esordio di Sorrentino è nella sceneggiatura: vince il premio Solinas nel 1997 con “Dragoncelli di fuoco”, insieme al regista Antonio Capuano scrive la sceneggiatura di “Polvere di Napoli” e contemporaneamente comincia a lavorare per la serie tv “La squadra” (Rai).
Dopo due cortometraggi, “L'amore non ha confini” (1998) e “La notte lunga” (2001), esce il suo primo, apprezzatissimo lungometraggio, “L'uomo in più” (2001), di cui è anche soggettista e sceneggiatore, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e vincitore di vari premi, tra cui il Nastro d'Argento per il "miglior regista esordiente", il Ciak d'Oro per la "miglior sceneggiatura" e la Grolla d'Oro al protagonista Toni Servillo, oltre a tre candidature al David di Donatello 2002.

Anche il successivo “Le conseguenze dell'amore” (2004), presentato al Festival di Cannes, si avvale del contributo del grande Toni Servillo, ottenendo un successo ancor maggiore. Anche stavolta arrivano infatti diversi premi, tra i quali 5 David di Donatello 2005 ("miglior film", "miglior regista", "migliore sceneggiatura", "migliore attore protagonista" e "miglior direttore della fotografia"), 3 Nastri d'Argento ("migliore attore protagonista", "migliore attore non protagonista" e "miglior direttore della fotografia"). Il personaggio di Servillo, in particolare, ex-mafioso alle prese con qualche esame di coscienza non proprio leggero, risulta vincente.

Sorrentino aggiunge un altro “mostro” alla teca due anni dopo, (durante i quali lo vediamo in un cammeo ne “Il caimano” di Nanni Moretti ), creando Geremia de’ Geremei (Giacomo Rizzo), laido usuraio protagonista de “L’amico di famiglia”. Stavolta è la provincia laziale che Sorrentino prende a colpi d’ascia mostrandone, con crudele sguardo ironico che qua e là ricalca lo stile di Ciprì e Maresco, tutto il marcio. Stavolta niente premi, nonostante la presentazione a Cannes 2006.
Il più recente progetto del regista napoletano è “Il Divo”, una pellicola incentrata sulla figura di Giulio Andreotti , ancora interpretato da Toni Servillo ("mascherato" per l’occasione), tramite un racconto della sua fidata segretaria, la signora Enea (interpretata da Piera Degli Esposti). In concorso a Cannes 2008.

 

MONITORAGGIO AUDIO-VIDEO

19/05/2008 SKY NEWS TG 24 H. 14.00 DURATA:0:01:31
5 minuti di applausi per il film "Gomorra" di Matteo Garrone, tratto dal best seller di Roberto Saviano.

 

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